Decibel – La bellezza del suono

LA COMPILATION

WILD LOTUS

CORSA NEL VENTO

AMBIENTE ACQUATICO

DOWNHILL BETA

DOWNHILL DOWNBEAT

DISCOFOREST

ECOMUSEO

ECOTUNZMUSEO

MEDITAZIONE NEL BOSCO

RAGAZZO DI MALGA GUARDA LE STELLE

SPORT

I PARTECIPANTI AI WORKSHOP E IL GRUPPO CREATIVO

Alessandro Masina
Francesco Medaglia
Giacomo Gozzi
Juri Micheli
Lucia Ferrai
Massimo Galvan
Mattia Nardon
Nicola Girardon
Simone Conzatti

IL PROGETTO

Creazione di un’installazione acustica dei paesaggi sonori della Valsugana, creata da giovani attraverso un workshop di field recording ed editing musicale

Il progetto deciBEL ha l’obiettivo di stimolare la riflessione sull’inquinamento sonoro e la sovra-esposizione a schermi audio-visivi, che interessa ogni comunità e soprattutto i giovani. L’idea è utilizzare pratiche di registrazione di suoni all’aperto e performance artistiche, per invogliare una maggiore attenzione all’ambiente, anche sonoro, che ci circonda, ed infine creare un’installazione acustica fruibile per tutta la comunità.

A questo scopo è stato organizzato un percorso formativo rivolto ai giovani della Valsugana per imparare a registrare suoni all’aperto in modo professionale. Accompagnati da un fonico professionista, i ragazzi faranno 5 uscite in cui registrare suoni di vario genere, per poi mixarli con delle basi e creare delle vere e proprie tracce musicali. Ne scaturirà una compilation unica, creata però da paesaggi sonori realmente captati nel nostro territorio. I suoni raccolti proverranno infatti da tre ambienti diversi: un incontro catturerà i suoni del bosco e i versi degli animali, un altro registrerà suoni di atleti durante l’attività fisica, un altro ancora si dedicherà ad antichi attrezzi agricoli all’opera, il cui suono è perduto nella modernità. Questi incontri sono statu occasione di approfondimento e condivisione sociale.

La compilation musicale verrà utilizzata per proporre in Valsugana esperienze interattive e di scoperta dei suoni custoditi nelle tracce musicali

Infine la compilation musicale diventerà un’installazione sonora, fruibile a tutta la comunità, sul sentiero Rampe delle Idee che collega Borgo Valsugana e Ronchi, mantenendosi nel tempo come offerta per turisti e locali.

QUIZ SULLA COMPILATION: Ascolta le tracce e metti alla prova il tuo udito!

Quali sono i 5 suoni utilizzati nella traccia Wild Lotus?

Grillo, Ape, Pettirosso, Acqua, Corvo

Quali attrezzi sono stati utilizzati nella traccia Ecomuseo?

Corno, Carillon, Sveglia, il curatore del museo Sergio Trentin che racconta la lavorazione del burro, Forbici, Incudine, Macchina da scrivere, Sgranapannocchie, Racola (strumento musicale antico legato al folklore), Tornio.

Qual è la protagonista della traccia Downhill Beta?

La bici, sono tutti suoni prodotti da una bicicletta in downhill, la discesa libera

QUIZ SUI SUONI: Conosci queste curiosità?

Chi sono i veri re e regine dei paesaggi sonori?
Gli uccelli: perché comunicano in continuazione, usano il suono per orientarsi, difendersi, corteggiarsi e ci raccontano più di chiunque altro la salute di un ecosistema. Se cambiano canti, vuol dire che qualcosa non va.

Se il mondo fosse governato dall’udito, quale animale sarebbe dittatore assoluto?
Il pipistrello, campione dell’ultra-suono, ma anche il topo sarebbe almeno nella gerarchia di comando.

Quali frequenze non sentono i caprioli?
Le frequenze basse, che noi invece avvertiamo.

Quanto tempo si resiste in una stanza “anecoica” cioè senza eco?

Circa 45 minuti, poi si rischia letteralmente di frastornarsi sentendo solo il battito cardiaco e lo scorrere del sangue senza altri rumori di fondo.

Chi sono i veri “sfortunati sonori” quando arrivano i rumori umani come auto, droni, aerei?
Gli uccelli, per sopravvivere devono cambiare canzone, frequenze e volume. O cantare più spesso. Altrimenti non possono comunicare fra loro e nemmeno riprodursi.

Qual è il rumore il nostro cervello fa finta di non sentire ma che ci accompagna quasi 24 ore su 24?
Il ronzio dell’elettricità, in particolare a 50 Hz.

Qual è il “superpotere” degli umani che lavora anche mentre dormiamo?
L’udito: è l’unico senso sempre acceso. Anche se non ce ne accorgiamo lavora in continuazione.

Qual è il suono più antico del mondo, da cui è derivata la musica?

Il nostro cuore, da cui gli antenati hanno copiato i ritmi per le percussioni.

Secondo uno studio, qual è il rumore della città più censurato dalle nostre orecchie?

Il traffico. Chi vive in città spesso lo accetta come rumore di fondo che smette di registrare nel cervello.

Se progettassimo la città perfetta dal punto di vista sonoro, quale di questi elementi non dovrebbe mai mancare per gestire il suono: strutture para-suono, vetrate isolate o spazi verdi?

Spazi verdi, aree di quiete che assorbono i suoni.

Qual è il primo passo per cambiare davvero i paesaggi sonori del futuro?

Imparare di nuovo ad ascoltare.

QUALCHE DOMANDA PER TE! Ti lasciamo qualche ispirazione da portare con te.

Nel grande talent show dei suoni del mondo, quale rumore elimineresti per il bene della nostra salute mentale?

Quale sensazione proveresti nel silenzio più assoluto?

Qual è il tuo suono preferito, che evoca i tuoi ricordi o la tua serenità?

Approfondimento sull’inquinamento sonoro con Giacomo Gozzi, fonico, sound designer e dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Meccanica e Ambientale (DICAM) di Trento

Da dove nasce la tua ricerca sul paesaggio sonoro?
La mia ricerca inizia in ambito musicale. Io ho studiato musica elettronica al Conservatorio di Trento. Durante i miei studi scopro che c’è un ambito della musica contemporanea che esplora le registrazioni ambientali attraverso modificazioni elettroacustiche. Io sono andato appunto come musicista e mi interessava molto lo studio del paesaggio sonoro, in chiave però musicale. Col tempo ho scoperto c’è una branca di studi su questo e sono entrato in contatto con i ricercatori del settore e mi sono iscritto a un dottorato a Trento.

In cosa consiste oggi il tuo progetto di ricerca?
Il mio interesse si è spostato sul monitoraggio delle specie, su come l’uomo e gli animali percepiscono il paesaggio sonoro. Il mio progetto si basa su monitorare alcune aree dell’Alto Adige, già monitorate da parte di EURAC, ma lo scopo finale del mio progetto sarebbe incrociare due approcci di studi: da una parte la psicoacustica, che è quella che si rivolge più verso l’uomo, e poi invece la bioacustica, che è quella che è interessata alla risposta degli animali. Vorrei creare una metodologia unica per descrivere il paesaggio sonoro sia dal punto di vista umano che animale.

Qual è la parte più emozionante del tuo lavoro?
La parte più emozionante è analizzare la mia regione. Il mio primo approccio allo studio del paesaggio sonoro è stato quello in quota e io andrò proprio a studiare i paesaggi alpini, quindi mi rende molto felice studiare quello che è per me uno degli ambienti più cari, cioè la montagna.

Per capire meglio i suoni degli animali, ti chiedo: sentono alle nostre stesse frequenze oppure hanno delle strategie diverse?
Gli animali hanno sicuramente un range di frequenze udibili diverse dalle nostre. Con range di frequenza si intende il numero di vibrazioni in un secondo: più è alto il numero di vibrazioni al secondo più è alto un suono. Gli umani sentono tra 20 Hertz e 20.000 Hertz. Gli uccelli hanno un range simile al nostro, anzi sentono leggermente meno sulle basse frequenze.
Poi ci sono animali campioni dell’udito, come i pipistrelli, che hanno un udito eccezionale, così come i roditori. Mi fa sempre ridere pensare a un mio professore che diceva che i topi conquisteranno il mondo perché sono gli unici che sentono come nessun altro. In realtà i pipistrelli sentono meglio, ma comunque i topi, essendo mammiferi sopravvissuti all’estinzione dei dinosauri, sono effettivamente “overpower”.

Chi sono i “re” del paesaggio sonoro?

Gli uccelli comunicano attivamente con il suono e ci dicono molto della situazione di un paesaggio sonoro. In questo sono i “re” del paesaggio sonoro” e un loro cambiamento è un campanello d’allarme. Gli uccelli non hanno un grandissimo udito rispetto ad altri animali e quindi si ritrovano in difficoltà quando entrano a contatto con i rumori umani. Essendo di piccole dimensioni e avendo un’emissione limitata, quando c’è troppo rumore devono adattarsi: cambiano frequenza, aumentano le ripetizioni o la potenza. Per esempio se un uccello canta una volta sola ogni 15 minuti, con la presenza dell’uomo probabilmente dovrà ripetere. In alcuni casi riescono addirittura a modificare la potenza, così come a cambiare le loro frequenze.

Gli uccelli si sono spartiti in qualche modo lo spettro sonoro, cioè una nicchia trofica in cui riescono a comunicare fra i loro simili, e quando questi equilibri vengono alterati si preclude la possibilità di comunicare con quei propri simili e anche quella di riprodursi.

E per quanto riguarda gli ungulati? Quali sono i suoni che li spaventano di più?
I caprioli sentono dai 200 Hertz in su, fino ai 35.000 circa: sentono un po’ più alto di noi ma non sentono le basse frequenze. Gli ungulati, il capriolo ad esempio, fanno una specie di abbaio, un abbaiare rauco, e questo lo fanno perché sono territoriali, quindi il loro è un tipo di comunicazione in cui si avverte l’avversario in amore: “sei nel mio territorio, io sono qua, questa è la mia zona”. Comunque i rumori che li spaventano sono gli stessi che spaventano noi: spari, botti, fuochi d’artificio, aerei, rumori forti e improvvisi.

Prima di tutto, però, la voce umana è suono che fa paura. Gli animali sono consapevoli che noi siamo una specie pericolosa per loro. È vero, ci sono alcune specie che si sono adattate a vivere con noi, come i piccioni, ma la maggior parte sa che noi siamo un pericolo. Gli ungulati difficilmente diventeranno mai nostri amici perché o li investiamo o spariamo loro. Questo è un dato di fatto e inevitabilmente cercano di starci lontano se possono.

Parliamo di inquinamento sonoro: si tratta più di volume o di tipologia di suono?

Diciamo che rispetto a 50 anni fa, quando è iniziata la globalizzazione e la corsa all’industrializzazione, le cose sono migliorate. Sono diminuiti i rumori causati dai macchinari, perché in qualche modo si è cercato di creare macchinari sempre più silenziosi. In alcuni ambiti, nella costruzione, nella mineralogia o nell’estrazione di materie prime, è quasi impossibile non fare rumore.
Qual è il problema allora? Che noi siamo diventati tantissimi. Negli ultimi 50 anni ci siamo moltiplicati in maniera esponenziale e quindi è inevitabile che abbiamo aumentato i rumori e le varietà di rumori, sono entrati in gioco nuovi macchinari, nuove tipologie di suoni, soprattutto mezzi elettrici, che hanno una tipologia di suono completamente diversa ma in maggiore quantità. Noi diciamo che sono silenziosi e per assurdo sono pericolosi proprio perché sono silenziosi, quindi abbiamo dovuto creare dei suoni per farci riconoscere che è in arrivo un veicolo elettrico. Ci sono anche suoni nuovi, per esempio quello dei droni, che prima non esistevano ma adesso sono impattanti in modo diverso rispetto ad un trattore o un trapano. L’attenzione verso la costruzione di mezzi più silenziosi c’è, però è inevitabile che stanno aumentando e quindi stiamo facendo sempre più rumore con un ritmo sempre più continuato, che è un po’ quello che preoccupava già negli anni settanti il padre dell’ecologia acustica, Raymond Schaefer. Insomma è un dato di fatto che l’uomo sta inquinando il mondo con il suo rumore.

Durante il conservatorio hai iniziato anche un progetto artistico legato al silenzio in montagna, giusto?
Sì. Ho iniziato un progetto multimediale chiamato Silence in quota. Grazie a questo progetto ho collaborato con ricercatori del DICAM e della UCL e ho potuto portare le soundwalk in Scozia. Questo è un tipo di attività in cui si portano le persone a camminare, a sostare in determinati punti per ascoltare il paesaggio sonoro e trarne delle conclusioni di percezione rispondendo a questionari nell’ambito della ricerca.

Lì hai potuto registrare un silenzio quasi assoluto, giusto?

Si, esatto. La Scozia, in particolare le Highlands, non è meta di rotte di aerei, non è meta di turismo di massa, è un luogo con una bassa vegetazione e con una fauna che non si fa sentire. Così ci siamo ritrovati a registrare un silenzio quasi totale, perché l’unico suono che percettibile ogni tanto era il vento. Non c’erano insetti, non c’erano corsi d’acqua, non c’erano uccelli e quindi era letteralmente un silenzio totale. Abbiamo registrato questo dato anche da un punto di vista tecnico di livello sonoro, un silenzio che neanche gli altri ricercatori del settore hanno detto di aver mai registrato. Devo dire che ho percepito un po’ di inquietudine. È un po’ quello che succede a chi entra in una camera anecoica, una stanza in cui non c’è l’eco e quindi il suono non ha possibilità di ritornare alle tue orecchie. Lì l’unica fonte di suono sei tu, il tuo sistema nervoso e il tuo sistema cardiaco. Le persone non riescono a stare in una stanza così per più di 45 minuti, perché poi iniziano a sentire solo il cuore, il respiro, il sangue che scorre nelle tue vene, è un’esperienza talmente impattante che la mente non regge. Ovviamente in Scozia non mi è successo, però è inquietante quando non senti proprio niente, perché è come stare nello spazio. Eppure davanti a te hai una valle completamente verdeggiante, stupenda, però non c’è suono e ti domandi un po’ il perché.


È perché non siamo abituati al silenzio o c’è qualcosa di evolutivo che ci fa sentire in pericolo?
Io direi proprio che purtroppo è un po’ la malattia del vivere moderno, perché gli antichi sicuramente erano abituati a questo tipo di paesaggio sonoro. Nel momento in cui calava la notte, anche gli uccelli tacevano, era appunto il momento in cui si dorme.

Per noi invece è inquietante, è strano, assurdo. Ovviamente non so spiegarmi, da un punto di vista cognitivo e psicologico, cosa è successo, però posso immaginare che sia proprio dovuto al fatto che nella nostra vita quotidiana ci sono rumori che isoliamo.

Qual è il rumore più costante che noi isoliamo per non sentire?

Il rumore che è costante nella vita di chi vive nel Primo Mondo (anche se è un termine che non bisognerebbe usare) è il ronzio dell’elettricità. Non lo sentiamo perché siamo davvero troppo abituati alla sua onnipresenza. Invece la tensione elettrica a 50 Hz è costante. Io ho fatto il fonico nella vita e so che quando vado a girare un film devo prendere il suono della stanza, quello che viene chiamato room tone, perché ogni stanza ha un tipo di suono diverso che poi serve in post-produzione. Ogni stanza ha un suono diverso, però il suono dell’elettricità è presente sempre. Tant’è che nei programmi di post-produzione c’è il de-hum, che è questo appunto questo specifico filtro che viene impostato a 50 (o a 60 hertz se sei negli Stati Uniti) che ti cancella questo ronzio di fondo, che noi non sentiamo ma c’è. È un po’ come la cecità percettiva, qualche immagine viene cancellata dalla nostra mente per proteggerci in qualche modo.

Altri suoni che cancelliamo?
Un altro suono che sicuramente viene cancellato inconsciamente è il traffico. Il traffico è una costante all’aperto. Per le persone che sono abituate a vivere in un contesto urbano è sicuramente uno dei primi suoni che viene scartato, anche se neurologicamente non è proprio una cancellazione definitiva.

C’è un modo per contrastare questa nostra incapacità moderna di ascolto?
La soluzione, ti direi, è quella che è stata indicata da Schaefer, cioè l’invito all’ascolto per prima cosa. Nel momento in cui le persone diventano coscienti che c’è un problema e che l’inquinamento sonoro ha delle conseguenze negative sulla salute, forse si agirà di conseguenza. Se c’è una consapevolezza politica, sicuramente si faranno delle azioni diverse nel futuro, altrimenti accadrà inevitabilmente qualche disastro. Comunque io pensavo di essere uno dei pochi che si era interessato al problema, in realtà negli ultimi 20-30 anni sono aumentati i ricercatori che si occupano di questo problema e quindi evidentemente non è un problema che ho vissuto solo io, pur vivendo in una zona non urbanizzata (vivo in un paesino di 700 abitanti e comunque ho percepito il bisogno di capire perché c’è questa problematica).


A livello di salute, qual è il problema principale legato al rumore?
Il problema principale riguarda il sonno. In Italia non siamo messi molto bene, le direttive sul tipo di costruzioni e lo studio dei materiali sono iniziate dopo gli anni 70. Quindi tendenzialmente le persone che abitano in una casa che è stata costruita prima degli anni 70 hanno dei problemi dal punto di vista sonoro, se vivono in una grande città.

Nel momento in cui viene intaccato il tuo sonno a causa dei rumori ovviamente ne risente il tuo umore che interagisce su tutti i nostri sistemi, dal cardiaco al digestivo. Se poi sei già una persona che fa un lavoro stressante, fisicamente logorante, significa proprio che non hai modo di riprenderti. Quindi il benessere sonoro è un tema a cui le persone non fanno caso, ma è molto impattante.  Poi ci sono tanti altri fattori che influiscono negativamente sul suono, i devices sicuramente sono fra questi, però il suono è l’unico senso che è attivo 24 ore su 24, quindi nel momento in cui tu vieni svegliato da un’ambulanza, dal vicino che butta i vetri la notte o dalle notifiche del cellulare, questo influisce su tutta la qualità della tua vita.

Il senso dell’udito si sviluppa già in grembo materno e quindi la perdita della capacità di sentire il suono potrebbe essere anche una perdita di un valore primordiale. Cosa perderemmo se non ascoltassimo più?

Tornando a parlare dei range di frequenza degli animali, noi pensiamo di essere degli animali poco dotati dal punto di vista dei sensi, invece non è vero. Abbiamo un’ottima vista, abbiamo un ottimo udito e abbiamo un ottimo olfatto. Ovvio, ci sono animali che hanno dei sensi più sviluppati, ma perché li addestrano per sopravvivere, ad esempio per la caccia. Noi invece non siamo più cacciatori e utilizziamo i nostri sensi in maniera differente, per comunicare con gli altri. In realtà però, siccome l’evoluzione è più forte della cultura o comunque dell’ambiente che ci circonda, è inevitabile che il cervello, programmato inizialmente per rispondere a certi stimoli in maniera istintiva, reagisca ancora a certi stimoli in modo primordiale.


La perdita della capacità di ascoltare è anche una perdita istintiva? Diventiamo meno istintivi?
No, non diventiamo meno istintivi. Il nostro cervello è frutto di un’evoluzione di miliardi di anni, se vogliamo guardare l’inizio della storia della vita, e questo è quindi un fatto immutabile, a meno che non ci mettiamo a smanettare con il nostro genoma. Quindi sicuramente il rapporto istintivo col suono non cambierà.

Quello che cambia è proprio la coscienza o comunque l’utilizzo dell’udito come mezzo di attenzione. Noi non ci preoccupiamo dei suoni che sono costanti, perché diciamo che non sono un pericolo ma in realtà hanno un impatto più inconscio. L’unica cosa ovviamente non auspicabile è tornare a fare i cacciatori, non è auspicabile tornare ad avere l’udito come mezzo per sopravvivere. Quello che è auspicabile è tornare a utilizzare l’udito come mezzo per descrivere il proprio ambiente in maniera più ottimale possibile, che è quello un po’ che si sta cercando di fare nell’ambito della ricerca.


C’è una branca della filosofia del paesaggio che dice che se uno vive al mare o vive in montagna creerà delle categorie di pensiero diverse e quindi penserà in modo diverso. Se io sento il suono del mare o il suono del traffico sviluppo un tipo di pensiero diverso? I suoni influenzano il modo in cui ragioniamo?

Ogni persona ha suoni che attivano ricordi profondi, come la Madeleine di Proust. Ci sono sicuramente dei suoni che per ogni persona hanno un significato profondo e in qualche modo portano un sentimento, un’emozione con sé. Quindi sicuramente chi ha vissuto il mare avrà nostalgia del rumore del mare e sarà un suono che gli reca beneficio, così come le persone che abitano vicino a un fiume tendenzialmente preferiscono il suono dell’acqua.

Ci sono dei suoni, insomma, che sono nel nostro bagaglio culturale e che noi ricerchiamo, così come ricerchiamo il dolce, il salato. Sono sensazioni che il nostro cervello cerca di ricreare, se non ha la possibilità di farlo. Quindi, non so dal punto di vista mentale cognitivo quanto questo influenzi, ma sicuramente è parte di tutto l’ambiente che ci influenza. È un po’ quello che ho voluto io, quando ho iniziato ad andare in montagna a registrare i suoni, avevo bisogno di ricercare la montagna per come la vedo io, un posto isolato, lontano da tutto, mi mancava il fatto che non ci fosse un suono che rispecchiasse quel tipo di paesaggio.

Se dovessimo progettare una città pensando al paesaggio sonoro, da dove si parte?
Sicuramente dagli spazi verdi. Le aree di quiete sono quegli spazi che servirebbero davvero anche nelle città che sono già state costruite, perché aiutano tantissimo il benessere delle persone. Quindi servono tanti spazi verdi, possibilmente zona traffico limitato. Bisognerebbe costruire una città idealmente stretta, se vogliamo poi considerare anche l’impatto ambientale, un posto il più piccolo possibile, percorribile a piedi, dove tutto ciò di cui abbiamo bisogno si raggiunge in pochi minuti. Forse bisognerebbe vivere in città verticali, non fatte solo di cemento, quindi bisognerebbe dare attenzione ai materiali. Per esempio il vetro è un materiale molto riflettente, quindi bisognerebbe anche intrecciare tutto questo con l’illuminazione e trovare un equilibrio fra necessità di isolamento termico e acustico.  Bisogna cercare di ripensare la mobilità e costruire delle case in cui le persone possano vivere al sicuro, al riparo dai rumori.

Sei fiducioso che tutto questo accada in futuro? Nel futuro ci sarà un piano acustico accanto a quello urbanistico?

Allora, in realtà un po’ è già stato fatto, ci sono direttive europee che vanno in questa direzione. Tutto sta a vedere come andrà il futuro da un punto di vista economico, perché il dato acustico, ne siamo consapevoli, è un fattore secondario per le persone. La biodiversità è sicuramente più importante del solo dato sonoro, così come la qualità delle nostre acque o dell’aria. Spero comunque che la scienza riesca a coniugare tutti questi tipi di necessità, pur avendo scoperto che il comfort è bello. Comunque se il mondo diventerà un posto ancor più rumoroso, sicuramente sarà invivibile e si cercherà di trovare una soluzione.

Se dovessi salvare un solo suono dall’oblio, quale sceglieresti?
Un suono che mi dà sensazione di casa è la pioggia. Io amo il rumore della pioggia sul tetto, abitando in mansarda (sono in qualche modo influenzato da questa esperienza personale). Quindi io salverei sicuramente il rumore di una leggera pioggia, non una pioggia scrosciante.

Ora hai la possibilità di dire qualcosa alle persone del futuro. Cosa serebbe?
Limitatevi. Non nella libertà, ma nell’uso delle risorse. Abbiamo goduto di molti benefici, ma le conseguenze non sono tutte reversibili. Impariamo dai nostri errori: non abbiamo diritto sulla natura, siamo animali con limiti. Rispettateli. Ogni futuro inizia da un suono che abbiamo scelto di non ignorare.

Rampe delle Idee

Rampe delle Idee è un sentiero tematico che unisce natura e riflessione, con vedute spettacolari sulla Cima Dodici e piastrelle decorate a mano che ispirano il pensiero.